Biografia

Berico: la storia, la poesia, l’arte…le vele

Enrico Bartolini – in arte Berico – nasce a Cesenatico nel 1953.
Figlio e nipote di pescatori, il suo destino naturale sarebbe quello di proseguire il mestiere di famiglia se, giovanissimo, non manifestasse un’attitudine marcata, irrinunciabile, per la pittura.

Sedicenne, poco compreso dall’ambiente che lo circonda, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Ravenna; sotto la guida di Tono Zancanaro apprende la tecnica dell’incisione e della litografia – le sue opere del periodo sono ispirate ad un discreto realismo: dipinge paesaggi, figure, nature morte e soprattutto le marine della sua Romagna, dimostrando un’ottima padronanza del disegno. È di questi anni l’incontro con il futuro Nobel per la Letteratura Dario Fo che lo incoraggia a proseguire nella ricerca e gli acquista un quadro di rose che regala alla moglie Franca Rame.

Berico e Dario Fo

Agli inizi degli anni ’80 avverte il desiderio, forse il bisogno, di uscire dall’ambiente nel quale è nato ed ha condotto i primi studi: vuole confrontarsi con nuove realtà culturali ed umane, ritiene che sia giunto il momento di misurarsi concretamente con artisti di altre ispirazioni e tendenze. Inizia così un lungo viaggio che lo vede, come prima tappa, nel mondo avveniristico di New York dove conosce il triestino Leo Castelli e frequenta la sua galleria al 420 do West Brodwai, diventa il ritrovo di chi si interessa d’arte a Manhattan; frequenta i pittori che si ispirano alle avanguardie espressive in piena Pop Art ed ha testimonianze dirette su illustri maestri quali Max Pollok, Andy Warlow, Jasper Jhons, Roy Lichchtenstaein, Frank Stella, Jean Michel Basquiat…, non ultimo Sandro Chia di origine italiana. Si trasferisce quindi nel clima ovattato, quasi religioso, del Perù; a Cusco vive per vari mesi in una comunità andina, punto d’incontro di artisti provenienti da ogni parte del mondo. Alla fine, dopo un breve ma intenso soggiorno in Brasile, nel 1988 approda in Francia.

A Parigi frequenta per due anni gli ambienti trasgressivi e stimolanti di Montmartre, conosce colleghi d’ogni corrente artistica, riprende a dipingere con rinnovato entusiasmo. Nella sua formazione di uomo e di artista, si accorge di aver maturato delle esperienze importanti che attendono di essere finalizzate: e per completare l’itinerario sceglie di ritornare in Italia, nel suo ambiente, nella sua città. Nel 1990 è quindi a Cesenatico con un ricco bagaglio di idee completamente rinnovate. Seguendo le ispirazioni e gli orientamenti maturati a Parigi, abbandona le espressioni figurative coltivate all’accademia ed inizia una sofferta metamorfosi che lo conduce ad esprimersi nelle più recenti “vele”.

Come tutte le espressioni d’avanguardia, le nuove opere di Berico ammettono varie chiavi di interpretazione che investono movimenti artistici, modalità interpretative, vissuti personali…È immediato, forse fin troppo ovvio, riconoscere in esse l’estrema sintesi evolutiva fra le esperienze figurative giovanili e la conquista di una nuova dimensione materia. Ma qui, contrariamente alle più diffuse espressioni dove gli oggetti hanno un valore prevalentemente estetico, strumentale, non può sfuggire un’operazione di contenuto artistico innovativo, con il superamento della comunicazione tradizionale ottenuto trasferendo nell’opera, su un ideale cavalletto, l’oggetto stesso dello studio, dell’osservazione: la marineria, le barche…le vele.

Non solo: le vele testimoniano di un profondo radicamento storico che si esprime con i colori, le tecniche realizzative, l’ambientazione: esse recuperano tutta la tradizione della marineria dell’Alto Adriatico, spaziando dall’epoca aurea della Ravenna bizantina all’epoca di Venezia regina dei mari, per giungere alla più umile, romantica operosità dei pescatori ottocenteschi…

Certo i risultati conseguiti non sarebbero così efficaci ed innovativi, se non fossero filtrati dall’esperienza acquisita nel Nuovo Mondo in termini non solo di travaso culturale ma anche di sensazioni dirette umane e visive, acquisite durante le giornate trascorse nei campi andini bruni di terra e di marcia vegetazione, nei villaggi della costa pacifica arsi dal solo, nelle foreste tropicali dell’Amazzonia, nelle policrome e misere favelas brasiliane… Non ultimo, le opere godono dell’influsso esercitato dalle scuole americane ed europee più avanzate, con le quali Berico non ha smesso di intrattenere un costante, fecondo rapporto; e che gli hanno consentito di affrontare la dimensione più propriamente astratta, evidente nelle sempre più frequenti figurazioni, interpretate con particolare originalità e magistralmente inserite nelle tradizioni del miglior gusto latino.

Berico ha interpretato un percorso artistico difficile perché innovativo, lontano dalle espressioni più convenzionali; affascinante perché inserito in un contesto culturale vastissimo. Ma l’artista ha la certezza del proprio lavoro, confermato dalle correnti artistiche che contribuiscono ai grandi sviluppi del patrimonio artistico più qualificato.

Berico vive e lavora a in via Squero, sulla riva a ponente del portocanale leonardesco di cesenatico. Le sue “vele” – realizzate con le vecchie tecniche dei maestri velai – sono dipinte con un impasto di terre colorate ed acqua di mare che opera da collante, su tele appositamente tessute con il vecchio filato di cotonina.